Le parole del Covid-19

Ha cambiato le nostre vite, non poteva non cambiare la nostra lingua.

Di seguito il testo di un seminario online che ho tenuto su Cafetalk e su Circolo Massimo in Giappone e poi in diretta Facebook per Scuola Toscana. Per voi tutte/i

Covid 19 ha cambiato le nostre vite, ha cambiato il nostro mondo, era logico che cambiasse anche la nostra lingua.

Ci sono parole vecchie che sono tornate giovani, parole poco usate che sono diventate di moda; abbiamo adottato parole straniere e abbiamo inventato parole totalmente nuove, neologismi.

Dopo più di un anno, in questo seminario proviamo a fare un po’ di ordine in questo festival linguistico.

Cominciamo dalla malattia, il virus del covid si chiama coronavirus, e qui c’è già un po’ di italiano, la corona è infatti quella cosa che portano in testa i re e le regine; perché il virus al microscopio elettronico sembra avere forma circolare, con tante punte, proprio come una corona.

Il coronavirus è un ceppo nuovo di virus (il ceppo è anche la base di un albero, quella da cui partono il tronco e i rami, e così da un ceppo virale vengono fuori tutti i virus che si spargono per il mondo).

Questo ceppo era sconosciuto prima del 2019, quando il coronavirus ha fatto un cosidetto salto di specie da un animale all’uomo. E’ saltato, cioè passato, da un animale (forse un pipistrello, forse un pangolino) ad un uomo. Il primo uomo ad essere contagiato si chiama comunemente paziente zero.

(scientificamente si dovrebbe dire “caso primario”)

All’inizio quella del coronavirus era una epidemia, quando poi ha cominciato a colpire in tutto il mondo il WHO, che in italiano si chiama OMS, (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha dichiarata una pandemia.

Pandemia e Epidemia sono due parole che vengono dal greco:

“demios” significa popolo, come nella famosa parola democrazia, potere del popolo. Quindi epidemia, è ‘epi’, sopra e ‘popolo’, quindi qualcosa che sta sopra un popolo, che coinvolge un popolo. Invece ‘pan’ significa ‘tutto’, e quindi pandemia, significa che coinvolge ‘tutti i popoli’ !

Gli esperti ci hanno spiegato che il virus si trasmette attraverso il contatto stretto con una persona infetta e per trasmissione aerea.

Poi ci sono i sintomi, cioè i segni che manifestano la malattia: i più comuni sono tosse, febbre, difficoltà respiratoria.

Ci sono persone che si infettano ma non hanno sintomi, e allora si chiamano asintomatici. (sempre dal greco, l’a- significa negazione, asintomatico cioè che non ha sintomi, e quindi sta bene. Anche se in realtà è malato, ma la malattia non si manifesta.)

La malattia invece è tanto più pericolosa se nel paziente esistono patologie pregresse, in altre parole malattie che ci sono da prima, malattie precedenti già in corso.

Chi soffre d’asma, per esempio, è molto più a rischio – nel caso che sia contagiato dal virus, perché il virus attacca il sistema polmonare che evidentemente è già sofferente.

Naturalmente c’è un periodo di tempo che passa dal momento in cui si è contagiati al momento in cui il virus si manifesta, e questo si chiama il periodo di incubazione. Incubare significa tenere dentro – (per esempio, anche le macchine in cui si mettono i bambini che nascono prematuri si chiamano incubatrici.)

La zona o la comunità in cui si verifica l’improvviso aumento di casi si chiama il focolaio. (più o meno corrisponde all’inglese hot spot, in italiano il focolaio si usa di solito per il punto da cui nasce o si sviluppa un incendio, dalla parola fuoco)

Ad esempio, uno dei focolai più tristemente famosi dell’infezione da Covid-19 in Italia sono state le R.S.A. Queste sono le residenze sanitarie assistenziali : non sono veramente ospedali ma accolgono e ospitano per periodi variabili da poche settimane fino a tempi molto più lunghi e indeterminati le persone cosidette non autosufficienti, cioè che non sono in grado di vivere da sole, in generale anziani, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di cure mediche e di assistenza sanitaria. E’ qui che il covid ha colpito più duramente,

Per capire se qualcuno è infettato dal virus, si fa un tampone, che ci dice se il paziente ha sviluppato gli anticorpi della malattia. Gli anticorpi sono quelle proteine che il nostro corpo produce per combattere le sostanze estranee che entrano nel nostro organismo, quindi sono quelli che ci difendono dalle malattie.

Quando nel mondo ci siamo accorti della serietà di questa malattia, si sono prese delle misure mediche, quelle che conosciamo tutti:

prima di tutto le misure di contenimento della epidemia, cioè non per eliminare, ma almeno per contenere la diffusione del virus:

fra le misure, abbiamo avuto il distanziamento sociale, la mascherina, la sanificazione (più potente della semplice disinfezione: la disinfezione riduce il numero dei batteri, la sanificazione vuole eliminarli tutti )

Poi i divieti di assembramento, l’isolamento dei pazienti malati, e la quarantena, per chi arriva da zone a rischio.

Anche questo è un termine italiano, che deriva dal numero quaranta. Più esattamente, quarantena è il termine di dialetto veneziano per l’italiano quarantina, cioè in numero di quaranta (per es. una quarantina di anni)

Infatti già al tempo della Repubblica di Venezia, nel 14.secolo, si sapeva che esistevano malattie mortali come la peste che si era capito si prendevano per contatto con persone ammalate. Dunque le navi che arrivavano da terre in cui si sapeva che c’era la peste dovevano sostare quaranta giorni fuori dal porto per vedere se stavano tutti bene o se per caso qualcuno a bordo sviluppasse la malattia.

Per i malati gravi abbiamo il ricovero, essere ricoverati in ospedale, e per i più gravi la terapia intensiva.dove il paziente è monitorato e supportato 24 ore su 24.

Naturalmente tutte queste misure di isolamento e di controllo sociale, lockdown, chiusure e così via non sono state accettate facilmente da tutti, il dibattito è stato molto vivace, sulla legalità e costituzionalità di queste limitazioni della libertà personale – alcuni hanno detto che si dava troppa importanza ad una semplice influenza o sono addirittura arrivati a negare l’esistenza del virus, ed hanno preso il nome di negazionisti

un termine preso in prestito dalla storiografia per coloro che per esempio negano che ci sia stato l’olocausto, cioè la strage degli ebrei ad opera dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Al loro opposto, quelli che hanno fatto del covid quasi una bandiera, i pessimisti che profetizzano che il covid non se ne andrà mai, che i vaccini non funzionano, coloro che credono che il covid si prenda anche solo guardandosi negli occhi, che fanno scorte alimentari svuotando i supermercati in attesa della catastrofe… sono stati ribattezzati i covidioti

Così come siamo diventati esperti di virus e di contagi, siamo diventati anche appassionati di statistica, seguendo ogni giorno in tv o sui giornali il numero dei nuovi casi, il numero dei ricoverati, il numero delle terapie intensive, il numero dei dimessi , dei guariti e purtroppo anche il tragico numero dei decessi.

Abbiamo studiato l’andamento e la curva dei contagi, osservato

la prima, la seconda, la terza ondata, il picco dei contagi;

Il tasso di letalità, che calcola quante persone sono morte fra quelle positive al COVID19.

Il tasso di mortalità, che calcola quante persone sono morte sul totale delle persone esposte, cioè sugli abitanti di ogni paese.

E naturalmente i governi del mondo hanno preso delle misure – anche in Italia la parola lockdown è passata al primo posto nella classifica delle parole straniere più usate. Come hanno reagito gli italiani al lockdown? All’inizio con ironia, poi con meraviglia, con sorpresa, e infine paura: però anche con spirito di adattamento, collaborazione e anche con fiducia.

Molti hanno esposto fuori dalla finestra o attaccato al balcone un cartello, o uno straccio, o un lenzuolo, con la scritta “andrà tutto bene” , spesso fatta scrivere ai bambini, con i colori dell’arcobaleno – e ‘andràtuttobene’ è diventato naturalmente anche un hashtag famoso.

Invece, la sigla più famosa nelle notizie sui giornali o in tv in Italia è diventata

D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri)

I DPCM sono stati tanti, forse troppi, nelle varie fasi della pandemia, ed erano praticamente delle leggi urgenti – di breve durata – decise dalla maggioranza in tempi rapidi, anzi rapidissimi, che stabilivano

misure restrittive per il contenimento del contagio da COVID-19.

Si è addirittura dichiarato lo stato di emergenza (che finora si era usato solo per facilitare l’intervento della protezione civile durante terremoti ed alluvioni)

E in seguito a leggi eregolamenti nuovi, fra le parole nuove e meno nuove tornate di moda abbiamo:

l’autocertificazione, che serve per dimostrare la necessità di muoversi anche quando non è permesso (divieto di spostamento senza necessità )

il coprifuoco, termine che non si usava più dai tempi della seconda guerra mondiale.

Questa è una parola con una etimologia interessante:

In origine il significato era letterale: nel Medioevo molte abitazioni erano di legno, c’era il pericolo di incendi, sopratutto la notte, così a un dato segnale delle autorità (solitamente il rintocco di una campana), nelle abitazioni vi era l’obbligo di coprire i fuochi con la cenere. Ovviamente, se si coprivano i fuochi, non c’erano luce e calore per incontrarsi a parlare, a discutere, e quindi in seguito il coprifuoco fu usato anche come sistema di controllo sociale. Con il coprifuoco ognuno doveva rimanere chiuso in casa propria.

l’asporto, praticamente un neologismo per indicare il tipo particolare di takeaway concesso in alcuni periodi ai bar e ai ristoranti. Asportare = portare via.

l’isolamento domiciliare, termine finora riservato alla criminalità, quando anziché andare in prigione si deve rimanere confinati a casa.

Dopo la salute si è pensato alla scuola e all’economia, con quello che in inglese si chiama smart working. Parola usatissima anche da noi, come però sono usati anche gli equivalenti italiani di

telelavoro o lavoro da remoto

e un’altra sigla che adesso è sulla bocca di tutti è la

DAD (Didattica a distanza

con frasi comunissime fra i ragazzi, tipo :

‘questa settimana sono in DAD’

Al contrario, per chi ha la fortuna di andare ancora fisicamente a scuola, si parla di lezione in presenza

Per i lavoratori è arrivata

la cassa integrazione straordinaria

e il

divieto di licenziamento

per i proprietari di negozi e imprese sono arrivati

i ristori

Più recentemente, ad ogni regione in Italia è stato assegnato un colore in base al rischio epidemiologico: ogni regione può essere quindi zona gialla, arancione, rossa, a seconda della situazione, e più è scuro il colore e maggiori sono i divieti. Il venerdì sera il ministero della sanità comunica quale è il colore di ogni regione per la settimana successiva. E così è nata un’altra abitudine, quella di seguire le notizie del venerdi per sapere se la settimana dopo avremmo potuto andare o no a fare spese nei negozi, o al ristorante, o se i nostri figli sarebbero potuti andare a scuola tutti i giorni, o solo un giorno sì ed uno no…

E finalmente un giorno è arrivato il vaccino

Anche questa parola ha un’origine latina !

Il termine “vaccino” deriva dal latino vacca, termine tecnico che identifica la mucca. Da vacca l’aggettivo vaccinus (bovino, della vacca). La parola fu inventata dal medico britannico Edward Jenner, che nel 1796 la utilizzò per indicare il materiale ottenuto dalle pustole di animali, di vacche, cioè di mucche ammalate di vaiolo bovino. Jenner capì che inoculando nell’uomo questo materiale, appunto il vaccino (da cui nasce anche il termine vaccinazione che ne indica l’inoculazione), causava una lieve infezione, ma si otteneva anche la produzione di anticorpi specifici che assicuravano l’immunità al vaiolo umano, simile a quello bovino ma mortale per l’uomo.

un po’ di fraseologia : noi diciamo

farsi il vaccino / vaccinarsi

Come sappiamo, i vaccini esistenti finora sono necessarie due fasi:

la prima dose – la seconda dose è il richiamo

Chi fa il vaccino, come chi è guarito, diventa immune, e il giorno un cui siamo tutti vaccinati, raggiungeremo l’immunità di gregge.

Alcuni si preoccupano degli effetti collaterali, che di solito spariscono dopo poche ore, anche se dopo il vaccino si sa che un numero limitato di individui hanno accusato gravi trombosi

Un’altra preoccupazione è data dalle molte mutazioni nel DNA del virus, che hanno portato a tante varianti anche molto aggressive, e si stanno studiando quindi modifiche ai vaccini esistenti in modo che possano diventare multivalenti

E fra le ultime notizie, si parla moltissimo del passaporto vaccinale…

Sembra che chi viene in Italia questa estate ed è già vaccinato non debba fare quarantena !

Speriamo ,speriamo davvero che tutto possa tornare alla normalità, o, come si dice oggi, ad una ‘nuova normalità’: che da una parte ci faccia essere tutti più prudenti, ma anche più attenti al sociale, con protezione sanitaria ed economica per tutti, e sopratutto che – dopo questa esperienza – ci faccia valutare e apprezzare maggiormente ciò che abbiamo.

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