Seminario Pinocchio

Il testo del seminario su Pinocchio, diretta Facebook del 28 febbraio 2021

Pinocchio – forse lo sapete già – è l’opera più tradotta della letteratura mondiale dopo la Bibbia, con 240 traduzioni in altrettante lingue straniere. Pinocchio appare per la prima volta nel 1881, scritto da Collodi, nome d’arte di Carlo Lorenzini, nato a Firenze nel 1826. Nel 1881 l’Italia è una nazione unita da appena venti anni, e Collodi è fra coloro che hanno contribuito alla sua nascita, sia con la penna che col fucile, partecipando alle battaglie della guerra d’Indipendenza. 

Siamo in un’epoca in cui in Europa, e quindi anche in Italia, la stampa diventa importantissima, l’alfabetizzazione cresce e cresce il numero di possibili lettori. I giornali e le riviste di ogni tipo hanno sempre più diffusione, e la stampa cosiddetta popolare, cioè la stampa per il popolo, di intrattenimento, è un grosso business. Si scopre un nuovo pubblico, fino adesso quasi ignorato almeno in Italia, che è quello della letteratura per ragazzi. Per attirare più lettori, e più abbonati, i giornali quotidiani offrono già dei romanzi ‘a puntate’, e alcuni offrono anche dei supplementi per ragazzi. A Collodi viene appunto richiesto di scrivere una storia a puntate sul primo numero del “Giornale dei Ragazzi” – che è il supplemento settimanale per ragazzi di un normale quotidiano.Quando gli viene dato quest’incarico Collodi ha quasi sessant’anni, è un giornalista di professione ed un esperto del settore, prima ha tradotto favole di Lafontaine dal francese e poi pubblicato vari romanzi per ragazzi di un certo successo. Non è certo entusiasta della proposta, definisce  il suo lavoro «una bambinata» e dice al direttore del giornale: «Fanne quello che ti pare, ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla». Cioè, di continuarla.

Dunque Collodi scrisse Pinocchio a episodi, settimana per settimana,  e questi furono raccolti due anni dopo, nel 1883 nel libro “Le avventure di Pinocchio”

E’ la storia di un burattino, cioè una marionetta  – costruito in legno da Mastro Geppetto, che è un falegname poverissimo. Già dall’inizio:«C’era una volta…- Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.» Con Pinocchio non siamo fra re e regine, carrozze e scarpe di cristallo, quando non siamo nel regno del sogno siamo nel regno dei pezzi di legno, in un paese reale poverissimo, dove si soffre ancora la fame. Come ha detto un critico, Pinocchio è un eroe della fame. Già mentre Geppetto lo costruisce, Pinocchio si comporta male, è un essere ‘selvatico’ – che però aspira a diventare ‘civile’, un bambino cattivo che vuole diventare buono, ogni episodio è la messa in scena di questa tensione fra essere e dover essere. Vivere significa per Pinocchio mettersi nei guai, ed in ogni episodio Pinocchio si mette nei guai in modo diverso.

Oggi vi vorrei raccontare alcuni episodi, quelli che mi sembrano più significativi di un Pinocchio non disneyano, un Pinocchio più serio, più scuro, ambiguo, a momenti, che forse è meno conosciuto ma non per questo meno interessante. Attraverso sopratutto la figura della fata dai capelli turchini, un personaggio strano e affascinante. Il resto della storia, le parti più conosciute le passeremo in fretta, in modo anche da lasciarvi la voglia di leggerlo.

Allora, la prima volta che P. decide di diventare buono e andare a scuola è distratto dal Teatro dei Burattini – questo è un brano famoso dove incontra i suoi amici burattini e rischia di essere mangiato dall’impresario Mangiafoco.

Si salva da Mangiafoco che addirittura gli regala delle monete d’oro, ma mentre torna a casa incontra il Gatto e la Volpe. Il Gatto e la Volpe sono dei truffatori che vivono di espedienti: il gatto finge di essere cieco e la volpe zoppa, sono due personaggi diventati proverbiali. Il gatto e la volpe convincono P a piantare i suoi zecchini sotto un albero dei miracoli, promettendogli che il giorno dopo l’albero produrrà un gran numero di zecchini (monete). E naturalmente gli dicono che fanno tutto questo solo per buon cuore. Sulla strada per andare verso l’albero dei miracoli, la sera, arrivano alla famosa osteria del Gambero Rosso. Qui si capisce cosa intendiamo per un eroe della fame. Sentite questa descrizione della cena all’Osteria del Gambero Rosso. 

“Entrati nell’osteria, si posero tutt’e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito. Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non potè mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perchè la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato! La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dovè contentarsi di una semplice lepre dolce e forte, con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro.”

Finito di mangiare vanno a dormire, nella notte Pinocchio viene svegliato dall’oste che gli dice che i suoi colleghi sono già partiti, Pinocchio esce e viene aggredito dal Gatto e la Volpe vestiti da assassini. Scappa, la fuga è molto lunga, degna di un film americano, alla fine Pinocchio arriva ad una casa dove una bambina dai capelli turchini si affaccia alla finestra. Qui la incontriamo per la prima volta, e sentite come:

E dopo una corsa disperata di quasi due ore, finalmente, tutto trafelato, arrivò alla porta di quella casina e bussò. Nessuno rispose.Tornò a bussare con maggior violenza, perchè  sentiva avvicinarsi il rumore dei passi e il respiro grosso e affannoso dei suoi persecutori. Lo stesso silenzio. Avvedutosi che il bussare non giovava a nulla, cominciò per disperazione a dare calci e zuccate nella porta. Allora si affacciò alla finestra una bella Bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul petto, la quale senza muover punto le labbra, disse con una vocina che pareva venisse dall’altro mondo:

— In questa casa non c’è nessuno; sono tutti morti.

— Aprimi almeno tu! — gridò Pinocchio piangendo e raccomandandosi.

— Sono morta anch’io.

— Morta? e allora che cosa fai costì alla finestra?

— Aspetto la bara che venga a portarmi via.

Appena detto così, la Bambina disparve e la finestra si richiuse senza far rumore.

— O bella bambina dai capelli turchini, — gridava Pinocchio, — aprimi per carità! Abbi compassione di un povero ragazzo inseguìto dagli assass… — Ma non potè finir la parola, perchè sentì afferrarsi per il collo, e le solite due vociacce che gli brontolarono minacciosamente: — Ora non ci scappi più!-.

 gli assassini lo impiccano. 

Intanto s’era levato un vento impetuoso di tramontana, che soffiando e mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato, facendolo dondolare violentemente come il battaglio d’una campana che suona a festa. E quel dondolìo gli cagionava acutissimi spasimi, e il nodo scorsoio, stringendosi sempre più alla gola, gli toglieva il respiro.

A poco a poco gli occhi gli si appannarono; e sebbene sentisse avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento a un altro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto. Ma quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno, allora gli tornò in mente il suo povero babbo… e balbettò quasi moribondo:Oh babbo mio! se tu fossi qui!… ―

E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe, e dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito.

E in questo modo finiva Pinocchio. Al capitolo XV, con il burattino impiccato ad una quercia. 

Così come Conan Doyle ad un certo punto aveva ucciso Sherlock Holmes, anche Collodi cercò di sbarazzarsi del suo personaggio perché non aveva voglia di andare avanti, voleva fare altre cose. Troppo tardi. Il pubblico reclamava a gran voce la continuazione della storia, e Collodi dovette accettare.Per riprendere la storia, fece in modo che P venisse salvato dalla fata (Pinocchio è di legno, quindi anche se impiccato, non muore…) infatti ci dice: 

bisogna sapere che la Bambina dai capelli turchini non era altro, in fin dei conti, che una buonissima Fata, che da più di mill’anni abitava nelle vicinanze di quel bosco

Prima trasformazione di questa bambina, in una fata.

Scena dei medici – Pinocchio rifiuta di prendere una medicina che gli salverebbe la vita, la fata cerca di convincerlo, lui si comporta male, da bambino, allora arrivano dei conigli becchini con la sua cassa da morto, Pinocchio prende la medicina. La fata gli chiede come mai si sia trovato in questa situazione, e qui P comincia a raccontare le  bugie e ogni volta che ne dice una gli cresce il naso (Alice), poi la Fata glielo fa mangiare dai picchi, il babbo sta per arrivare, tutto si sta per risolvere nel migliore dei modi, ma : P vuole andargli incontro nel bosco… e

Incontra di nuovo il Gatto e la Volpe che stavolta lo convincono che se seppellirà le monete d’oro il giorno dopo ci sarà un albero pieno di monete. Quando il giorno dopo non ritrova le monete e capisce di essere stato imbrogliato si rivolge ad un giudice, 

Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì chiedendo giustizia.

Il giudice lo ascoltò con molta benignità; prese vivissima parte al racconto: s’intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi. Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:

— Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione. ―

Il mondo nel suo aspetto più duro e crudele, in cui la vita sociale è segnata dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla cattiveria e dall’indifferenza tra le persone. Perfino le autorità come i gendarmi e i giudici, invece di proteggere i deboli, puniscono e incarcerano gli innocenti.

Viene un’amnistia che libera tutti i colpevoli, Pinocchio rischia di non essere liberato perché appunto è innocente. Liberato, torna verso la casa della fata ha fame, cerca di rubare dell’uva, viene catturato da un contadino che gli fa fare il cane da guardia. Qui Pinocchio aiuta il contadino a catturare delle faine che gli rubavano le galline e viene di nuovo liberato. Arriva finalmente a casa della fata ma a questo punto è troppo tardi, la fata è morta nella sua attesa

Ma la Casina bianca non c’era più. C’era, invece, una piccola pietra di marmo, sulla quale si leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole:

qui giace / la bambina dai capelli turchini / morta di dolore / per essere stata abbandonata / dal suo fratellino Pinocchio.

Come rimanesse il burattino, quand’ebbe compitate alla peggio quelle parole, lo lascio pensare a voi. Cadde bocconi a terra e coprendo di mille baci quel marmo mortuario, dètte in un grande scoppio di pianto. Pianse tutta la notte, e la mattina dopo, sul far del giorno, piangeva sempre, sebbene negli occhi non avesse più lacrime: e le sue grida e i suoi lamenti erano così strazianti ed acuti, che tutte le colline all’intorno ne ripetevano l’eco.

E piangendo diceva:

«O Fatina mia, perchè sei morta?… perchè, invece di te, non sono morto io, che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?… E il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, chè voglio stare sempre con lui, e non lasciarlo più! più! più!… O Fatina mia, dimmi che non è vero che sei morta!… Se davvero mi vuoi bene… se vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci… ritorna viva come prima! Non ti dispiace a vedermi solo, abbandonato da tutti?… Se arrivano gli assassini, mi attaccheranno daccapo al ramo

Sensi di colpa in grande abbondanza, Pinocchio, la sua storia, si nutrono di sensi di colpa – nell’attesa di Pinocchio la fatina è morta e anche il babbo – stanco di aspettarlo – ha deciso di partire per l’America.  P si fa portare da un colombo al mare Vede il babbo sulla barchetta, lontano, lo saluta, vede la barca affondare, si butta in mare per salvarlo, rischia di annegare, viene salvato da un delfino, arriva nel paese delle api industriose, un paese ideale, meraviglioso, una specie di Utopia dove tutti lavorano e sono felici. Naturalmente qui P viene rimproverato perché invece di lavorare chiede l’elemosina, incontra una donna, si lascia convincere ad aiutarla a portare una brocca d’acqua in cambio di un pranzo. 

La brocca era molto pesa, e il burattino, non avendo forza di portarla colle mani, si rassegnò a portarla in capo. Arrivati a casa, la buona donnina fece sedere Pinocchio a una piccola tavola apparecchiata, e gli pose davanti il pane, il cavolfiore condito e il confetto. Pinocchio non mangiò, ma diluviò. Il suo stomaco pareva un quartiere rimasto vuoto e disabitato da cinque mesi. Calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame, allora alzò il capo per ringraziare la sua benefattrice: ma non aveva ancora finito di fissarla in volto, che cacciò un lunghissimo ohhh! di maraviglia e rimase là incantato, cogli occhi spalancati, colla forchetta per aria e colla bocca piena di pane e di cavol fiore.

— Che cos’è mai tutta questa meraviglia? — disse ridendo la buona donna.

— Egli è… — rispose balbettando Pinocchio — egli è…. egli è…. che voi somigliate…. voi mi rammentate…. sì, sì, sì, la stessa voce gli stessi occhi… gli stessi capelli… sì, sì, sì…. anche voi avete i capelli turchini…. come lei! O Fatina mia!… O Fatina mia!… ditemi che siete voi, proprio voi!… Non mi fate più piangere! Se sapeste! Ho pianto tanto, ho patito tanto!… —

E nel dir così, Pinocchio piangeva dirottamente, e gettandosi ginocchioni per terra abbracciava i ginocchi di quella donnina misteriosa.

altra trasformazione: dopo essere stata bambina, fata di mille anni, sorellina, e qui è diventata una signora, diventa una sorta di mamma.

Con questa mamma Pinocchio è diventato buono, ma a questo punto i compagni lo ‘bullizzano’, lo prendono in giro perché è un secchione, un giorno lo convincono ad andare sulla spiaggia per vedere un grande pescecane, naturalmente non c’è, invece scoppia una specie di rissa, un ragazzo rimane ferito, Pinocchio che naturalmente è innocente viene arrestato dai Carabinieri – ma riesce a fuggire. A questo punto si ributta in mare dove gli capita una storia stranissima e rischia di essere fritto in padella, ci sono tante di queste digressioni, oniriche, allucinatorie, veramente fantastiche, con personaggi strani o assurdi. 

Ma quello che interessa è che finalmente Pinocchio ritrova la fata, torna a scuola, e diventa il primo della classe. La fata gli organizza una “grande colazione di caffè e latte per festeggiare l’avvenimento”, Pinocchio va a cercare il suo amico Lucignolo per invitarlo – e ricade nel vizio, veramente come un tossicodipendente. L’amico Lucignolo infatti lo convince a partire con lui per andare nel paese dei Balocchi. Questo è uno degli episodi più oscuri del libro, più brutali. Il Paese dei Balocchi è un paese ideale dove ci si diverte tutto il giorno, non c’è scuola, non c’è lavoro, è sempre festa. Un paese di sogno. Per andarci c’è una carrozza, che passa di sera, tirata da asini che hanno però degli stivali da uomo, non degli zoccoli. Sopra, tutti i ragazzi che stanno partendo per questo paese, addirittura non c’è più posto sopra la carrozza. Ma il tipo che la guida dice di non preoccuparsi, lui è “l’omino di burro”. Un personaggio estremamente ambiguo,

E il conduttore del carro?…

Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto, che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna, conosciuta nella carta geografica col seducente nome di «Paese de’ balocchi.»

e sentite come parla

Appena che il carro si fu fermato, l’omino si volse a Lucignolo, e con mille smorfie e mille manierine, gli domandò sorridendo:

— Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu, in quel fortunato paese?

— Sicuro, che ci voglio venire!

— Ma ti avverto, carino mio, che nel carro non c’è più posto. Come vedi, è tutto pieno!…

— Pazienza! — replicò Lucignolo, — se non c’è posto dentro, mi adatterò a star seduto sulle stanghe del carro. — E spiccato un salto, montò a cavalcioni sulle stanghe.

— E tu amor mio, — disse l’omino volgendosi tutto complimentoso a Pinocchio — che intendi fare? Vieni con noi o rimani?…

Pinocchio decide di andare, ma siccome non c’è più  posto cerca di salire su uno degli asini, che però lo scalcia. Tutti i bambini risero,  

Ma l’omino non rise. Si accostò pieno di amorevolezza al ciuchino ribelle, e, facendo finta di dargli un bacio, gli staccò con un morso la metà dell’orecchio destro.

Pinocchio ritenta, e di nuovo viene scalciato, 

Allora grandi risate daccapo: ma l’omino, invece di ridere, si sentì preso da tanto amore per quell’irrequieto asinello che, con un bacio, gli portò via di netto la metà di quell’altro orecchio. Poi disse al burattino:

— Rimonta pure a cavallo, e non aver paura. Quel ciuchino aveva qualche grillo per il capo: ma io gli ho detto due paroline negli orecchi, e spero di averlo reso mansueto e ragionevole. —

Durante il viaggio, l’asino parla a Pinocchio, lo mette in guardia, piange, Pinocchio è preoccupato ma non piu di tanto, finalmente arrivano nel paese dei Balocchi

Pinocchio come tutti gli altri bambini si trasforma in asino

E ora avete capito, miei piccoli lettori, qual era il bel mestiere che faceva l’omino? Questo brutto mostriciattolo, che aveva la fisionomia tutta di latte e miele, andava di tanto in tanto con un carro a girare per il mondo; strada facendo raccoglieva con promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole; e dopo averli caricati sul suo carro, li conduceva nel «Paese dei balocchi» perchè passassero tutto il loro tempo in giuochi, in chiassate e in divertimenti. Quando poi quei poveri ragazzi illusi, a furia di baloccarsi sempre e di non studiare mai, diventavano tanti ciuchini, allora tutto allegro e contento s’impadroniva di loro e li portava a vendere sulle fiere e sui mercati. E così in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato milionario.

 e in una delle scene più umilianti Pinocchio viene costretto ad esibirsi al circo –

Egli era tutto agghindato a festa. Aveva una briglia nuova di pelle lustra, con fibbie e borchie d’ottone; due camelie bianche agli orecchi: la criniera divisa in tanti riccioli legati con fiocchettini di seta rossa: una gran fascia d’oro e d’argento attraverso alla vita, e la coda tutta intrecciata con nastri di velluto paonazzo e celeste. Era, insomma, un ciuchino da innamorare!

 tutto l’episodio si gioca sulla contraddizione fra le parole – parole affettuose, parole d’amore – e una realtà violenta, diciamo pure sadica.  Il ciuchino Pinocchio si trova infatti costretto ad esibirsi addirittura di fronte alla sua fata. 

 guardando vide in un palco una bella signora, che aveva al collo una grossa collana d’oro, dalla quale pendeva un medaglione. Nel medaglione c’era dipinto il ritratto d’un burattino.

— Quel ritratto è il mio!… quella signora è la Fata! — disse dentro di sè Pinocchio, riconoscendola subito: e lasciandosi vincere dalla gran contentezza, si provò a gridare:

— Oh Fatina mia! oh Fatina mia! ―

Ma invece di queste parole, gli uscì dalla gola un raglio così sonoro e prolungato, che fece ridere tutti gli spettatori, e segnatamente tutti i ragazzi che erano in teatro.Allora il Direttore, per insegnargli e per fargli intendere che non è buona creanza mettersi a ragliare in faccia al pubblico, gli diè col manico della frusta una bacchettata sul naso.

Alla fine della esibizione il ciuchino Pinocchio si azzoppa, viene venduto, finisce di nuovo in mare – i pesci mangiano la sua pelle di asino e torna ad essere un burattino. A questo punto mentre nuota

Intanto che Pinocchio nuotava alla ventura, vide in mezzo al mare uno scoglio che pareva di marmo bianco, e su in cima allo scoglio, una bella caprettina che belava amorosamente e gli faceva segno di avvicinarsi. La cosa più singolare era questa: che la lana della caprettina, invece di esser bianca, o nera, o pallata di più colori, come quella delle altre capre, era invece turchina, ma d’un turchino così sfolgorante, che rammentava moltissimo i capelli della bella Bambina. Lascio pensare a voi se il cuore del povero Pinocchio cominciò a battere più forte! Raddoppiando di forza e di energia si diè a nuotare verso lo scoglio bianco; ed era già a mezza strada, quand’ecco uscir fuori dall’acqua e venirgli incontro un’orribile testa di mostro marino, con la bocca spalancata come una voragine, e tre filari di zanne, che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte.

E sapete chi era quel mostro marino?

Quel mostro marino era nè più nè meno quel gigantesco Pesce-cane ricordato più volte in questa storia, e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità, veniva soprannominato «l’Attila dei pesci e dei pescatori. Immaginatevi lo spavento del povero Pinocchio, alla vista del mostro. Cercò di scansarlo, di cambiare strada: cercò di fuggire: ma quella immensa bocca spalancata gli veniva sempre incontro con la velocità di una saetta.

— Affrettati, Pinocchio, per carità! — gridava belando la bella caprettina.

E Pinocchio nuotava disperatamente con le braccia, col petto, con le gambe e coi piedi.

— Corri, Pinocchio, perchè il mostro si avvicina!… ―

E Pinocchio, raccogliendo tutte le sue forze, raddoppiava di lena nella corsa.

— Bada, Pinocchio!… il mostro ti raggiunge! Eccolo!… Eccolo!… Affrettati, per carità, o sei perduto!… —

E Pinocchio a nuotare più lesto che mai, e via, via, e via, come andrebbe una palla di fucile. E Pinocchio nuotava disperatamente con le braccia, col petto, con le gambe e coi piedi. E già era presso allo scoglio, e già la caprettina, spenzolandosi tutta sul mare, gli porgeva le sue zampine davanti per aiutarlo a uscire dall’acqua… Ma!…

Ma oramai era tardi! Il mostro lo aveva raggiunto. Il mostro, tirando il fiato a sè, si bevve il povero burattino, come avrebbe bevuto un uovo di gallina, e lo inghiottì con tanta violenza e con tanta avidità, che Pinocchio, cascando giù in corpo al Pesce-cane, battè un colpo così screanzato da restarne sbalordito per un quarto d’ora. (foto 8)

Finalmente, dentro il pescecane trova il babbo, anche questa parte è molto conosciuta, sorvolo, insieme riescono ad uscire, arrivano a terra.

Qui incontrano: il gatto e la volpe che mendicano, ridotti male. Lucignolo, ancora asino, proprio nel momento in cui muore. Dopo questi traumi ripetuti, Pinocchio si mette finalmente a lavorare, per mantenere se stesso e il babbo malato, e viene a sapere che la fata è ancora viva ma malata anche lei. Decide di lavorare di più per mantenere anche lei, e finalmente – la fata gli appare in sogno, gli dice che poiché finalmente si è comportato bene potrà diventare un bambino. P. si sveglia, il babbo sta bene, le monete che aveva sono diventate d’oro, il suo vecchio “corpo” di burattino è abbandonato in un angolo. 

Le sue ultime parole sono “Com’ero buffo quand’ero un burattino! E come ora son contento di essere diventato un ragazzino per bene!”

La trasformazione definitiva si è compiuta, l’adolescente diremmo che si è trasformato in adulto, il romanzo di crescita, il Bildungsroman del burattino si è concluso, e Pinocchio è pronto a diventare un personaggio globale, una figura quasi mitologica, della nostra mitologia moderna. Come vedete, la struttura è a episodi, analogamente ai telefilm di oggi, in cui ritroviamo molti dei medesimi personaggi più altri personaggi nuovi sempre in nuove avventure che hanno uno schema simile. Poiché Collodi ne scriveva ogni volta uno nuovo senza avere una scaletta dall’inizio, la ‘continuity’ non è affatto assicurata, ci sono contraddizioni, ritorni, personaggi che muoiono e resuscitano, trasformazioni parziali e totali che confondono e affascinano il lettore adulto, cui sembra spesso di trovarsi in un sogno, talvolta ai limiti dell’allucinazione. Questo secondo me è uno dei motivi del fascino di questa storia, labirintica, che torna su se stessa, talvolta ci pare di essere già stati in un luogo che si narra. Forse anche il fatto che l’autore non fosse particolarmente affezionato ai suoi personaggi fa sì che Pinocchio non sia il classico libro per l’infanzia ma abbia molte parti decisamente alternative, a tratti addirittura trasgressive rispetto alle storie educative dell’epoca ed anche alle altre storie dello stesso autore.  Un romanzo estremamente fantasioso ma estremamente realistico, un libro di morti e resurrezioni e un libro della fame: dove Geppetto vende la giacca per comprare il libro di scuola a Pinocchio  dove la giustizia è dei potenti e dove Pinocchio ripetutamente viene – diremmo oggi – bullizzato dai compagni di classe, ogni volta che prova a diventare un bambino per bene.

Questa alternanza di estremo realismo e di mondo fantastico è un altro dei motivi del successo. 

LEZIONE A WÜRZBURG

Il mio libro “MaryJane” come oggetto di una lezione di letteratura italiana all’Università di Würzburg

per comprare il libro: https://bookabook.it/libri/maryjane/

Il secondo capitolo del libro “MaryJane”, che si può leggere sulla pagina del crowdfunding editoriale “Bookabook”, sarà l’oggetto della lezione di lingua e letteratura italiana all’università di Würzburg, nel corso tenuto dal Prof.Bonafaccia.

Se volete anche voi mettere alla prova le vostre capacità con la lingua italiana (e con la critica letteraria) potete prima leggere il capitolo, che si trova qui:https://bookabook.it/libri/maryjane/ , e poi provare a rispondere alle domande che trovate di fila. Buon divertimento !

ALBERTO DEL MELA, Mary Jane
Capitolo II, Cucine da incubo

Dopo aver letto il testo, rispondi alle seguenti domande:

  1. Il titolo dato a questo capitolo ti pare appropriato? Perché?
  2. Come definiresti il tono del capitolo?
    amaro, comico, drammatico, ironico, sentimentale, serio, umoristico, …
  3. Quali dei seguenti aggettivi si adattano meglio al personaggio della madre? Spiega le tue scelte
    ed eventualmente aggiungi altri aggettivi.
    affettuosa, austera, comprensiva, fredda, generosa, sensibile, severa, soffocante, …
  4. Il narratore introduce un paio di considerazioni personali che offrono informazioni sulla
    personalità di Saverio. Di quali considerazioni si tratta? Cosa ci dicono di Saverio?
  5. In che modo l’aspetto fisico, l’abbigliamento e gli atteggiamenti caratterizzano il personaggio di
    Saverio?
  6. Come spiegheresti il rapporto tra Saverio e sua madre? Quali consigli daresti ai due per
    migliorare il loro rapporto?
  7. Che cosa intende, a tuo parere, Saverio con il suo pensiero inespresso Sono io adesso che faccio
    la fidanzata, e fare i maschi tocca a loro sediovuole? (riga 99)
  8. Secondo te, quale atteggiamento mostra il narratore nei confronti di Saverio e sua madre?
  9. Scrivi due domande che vorresti porre all’autore del romanzo.

SCRIVERE UN ESAME

PRIMA PARTE: COMPRENSIONE SCRITTA

Da trent’anni preparo esami per gli studenti di italiano come L2. Vi racconto come faccio. Un esame è composto da varie parti, oggi vi parlo della cosidetta “comprensione scritta”. Il candidato riceve dei testi scritti che deve leggere e comprendere, dimostrando la comprensione attraverso la risposta ad alcune domande. Per il preparatore di testi si tratta non tanto di scrivere quanto di scegliere dei testi reali (cioè pubblicati su giornali, riviste etc.) adatti a verificare le capacità di comprensione da parte degli studenti.

Per scegliere il testo giusto occorre ovviamente leggere molto, e io faccio delle vere e proprie sedute di lettura specifica per l’esame, secondo il livello richiesto. Ma come dice la mia collega Lorenza, quando cominci a scrivere esami sviluppi una sorta di sesto senso, che fa suonare un campanello di allarme appena ti capita di leggere qualcosa anche lontanamente utile per la redazione di un esame. A quel punto memorizzi l’articolo tra i preferiti o fai copia incolla del brano che interessa; ai vecchi tempi ritagliavi l’articolo, o lo fotocopiavi, e avevi sempre una busta piena di ritagli che sarebbero potuti tornare utili…

La redazione di un esame, raccontata da Alberto

Quali sono le caratteristiche per cui un articolo è adatto ad essere inserito in un esame come “comprensione del testo”? Direi che deve essere:

-adeguato al livello: questa è più una direzione, la ricerca di una approssimazione, perché un articolo proveniente dal mondo reale conterrà sempre qualche termine, forma grammaticale o sintattica, costruzione che “esce” dai limiti indicati dai livelli dell’ELP. A questo si ovvia costruendo delle domande che “riportino” per quanto possibile entro i limiti del livello: domande più semplici se l’articolo tende ad essere più difficile, domande più complesse se l’articolo tende verso il troppo semplice (caso più raro, direi)

-scritto in maniera piana: avrei voluto dire “scritto bene”… nel senso che ci devono essere soggetti, predicati e complementi in bell’ordine, concetti espressi in modo chiaro e sintetico (facendo questa attività è necessario il cosidetto “close reading”, e allora ci si rende conto di quanto siano spesso confusi e pieni di ripetizioni gli articoli dei giornali, sopratutto dei quotidiani, talvolta molto prolissi e con vari errori di grammatica e sintassi, ma si sa, spesso i giornalisti lavorano in condizioni non ideali e in tempi rapidissimi).

-pieni di senso: una volta scelto l’articolo occorre costruire delle domande volte a verificare la comprensione dello studente, quasi sempre a scelta multipla. Il numero delle domande è indicato dall’esame, di solito sono quattro o cinque per un testo che non deve superare la pagina, meglio la mezza pagina. Per fare domande sensate su un testo breve occorre quindi che il testo in causa “dica” abbastanza in poco tempo: sia insieme sintetico e informativo.

-interessante: il testo deve essere letto volentieri, in modo che l’attenzione dello studente sia tenuta viva e così la concentrazione: in questo modo il risultato sarà sicuramente migliore. Per questo di solito scelgo testi che diano informazioni non banali, o basati su statistiche inaspettate, con risultati magari controintuitivi. Il fatto che il testo devii almeno in parte da ciò che ci si aspetta permette di verificare meglio la comprensione del testo stesso al di là delle conoscenze pregresse dello studente sulle ‘cose del mondo’.

…questa parola viene dal greco !

Il nuovo seminario in diretta Facebook di Scuola Toscana

Su 250.000 termini censiti dal Lessico della Lingua Italiana, oltre 3000 vengono dal greco antico. Molti ci arrivano direttamente sia nella forma che nel significato (trauma, sistema, analisi) altri sono stati modificati, per esempio passando attraverso il latino, altri ancora li utilizziamo per nominare cose che al tempo dei greci non esistevano – per esempio, il periscopio, che si usa nei sottomarini e che viene da perì- (intorno) e -skopeo (guardo), o il dinosauro (deinos, terribile, sauros, lucertola). I prefissi e suffissi di origine greca che utilizziamo sono numerosissimi, e conoscendoli anche uno straniero che ha cominciato da poco a studiare italiano può capire subito tanti termini tecnici, e tanti neologismi.

Nel mio seminario faremo un piccolo viaggio nel tempo ricercando alcune di queste parole prese in prestito dalla lingua greca antica, impareremo delle nuove parole e modi per costruirne. Il seminario è per tutti, anche per chi solo da poco tempo studia italiano. Ampliare il lessico serve a tutti ! Ci vediamo su Facebook, domenica 17 gennaio alle 16.

A presto !

Alberto

Congiuntivo? Niente paura !

Sapete, ho sempre pensato al congiuntivo come ad un vino, di quelli buoni, di quelli seri… che per apprezzarli occorre capirli, studiarli, degustarli… e come dei vini buoni, anche di congiuntivi ce ne sono tanti, per fortuna !

Domenica 6 dicembre alle 16 – in diretta facebook – ne assaggiamo qualcuno insieme ! E in più, vi darò qualche consiglio per usare (e non usare) questo modo della lingua. Insomma, vi racconterò trent’anni a caccia di congiuntivi….

per accedere: https://fb.me/e/Kll5DfPF

Ci vediamo domenica ! ( a proposito, il biglietto costa solo 3,49 euro !)

Online lesson – live from Florence: il condizionale !

everything you want to know about condizionale

Sunday November 15th – LIVE from Scuola Toscana Firenze, 30 minutes crash course about the condizionale : forms, rules, practice !

Gabriele the Director will let youknow everything you need to know about VORREI, ANDREI, FAREI… in a new and engaging way

Price: 4,50 euro only !

Contact :

https://fb.me/e/1LOJVHado

See you there !

12 Nuove Abitudini che Vi Cambieranno la Vita

Consigli di base, necessari, indispensabili, già li conoscete… ma fa bene ripassare, di tanto in tanto !

Mente Virtuale

1.Fate 10-15 minuti di esercizio prima di andare a dormire e vedrete che vi addormenterete molto più velocemente

2.Godetevi il cibo che state mangiando focalizzandovi solo su quel momento e togliendo di mezzo le distrazioni

3.Mangiate più sano: non vi viene chiesto di diventare di punto in bianco vegani o vegetariani, ma di aggiungere gradualmente delle porzioni di verdura e di frutta nella vostra dieta e vedrete che solo in un mese vi sentirete meglio con il vostro corpo, più elastichee più leggere

4.Andate a dormire presto e svegliatevi presto: il sonno è importante quanto l’alimentazione e lo sport per poter aver un corpo sano

5.Bevete più acqua

6.Createvi una morning routine che vi porti gioia nel alzarvi dal letto: la vostra colazione preferita vi potrà essere d’aiuto

photo of three women lifting there hands

7.Controllate giornalmente quanto tempo passate ad utilizzare il cellulare: potete vederlo dalle impostazioni del…

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La Cucina Italiana – La pizza

Ti piace la cucina italiana? Noi scommettiamo di sì! La adoriamo anche noi!

E qual è il tuo piatto preferito? Forse la pizza? O preferisci la pasta?
Molti italiani vanno pazzi per questo prodotto tradizionale della cucina napoletana.

Credits - Napoli Fanpage
Credits: Napoli Fanpage

In effetti, la tradizione gastronomica italiana è davvero molto varia.
L’Italia è il paese perfetto per te se sei una buona forchetta!

E tu, di quale specialità italiana sei goloso/a? Diccelo nei commenti!

In tutte le regioni c’è un tesoro enorme di ricette tipiche. I buongustai possono assaggiare moltissime delizie in tutti gli angoli del Bel Paese. Spesso le ricette per prepararle sono anche molto semplici.

Oggi ti proponiamo un video per imparare come si fa la Pizza Margherita.
Questa ricetta viene dal canale YouTube di Alma Edizioni: è molto ricco di materiali utilissimi per imparare e migliorare l’Italiano.



Adesso puoi provare a fare gli esercizi nel file .PDF che trovi qui sotto.
Servono per arricchire il tuo vocabolario e per migliorare la tua comprensione della lingua.

Potrai fare attività come queste anche nelle nostre classi online! Per maggiori informazioni, clicca qui. E se hai bisogno di un aiuto nella grammatica, sul nostro shop potrai trovare i libri di Scuola Toscana.

Qual è una specialità irresistibile del tuo Paese?

Scuola Toscana dietro le quinte: intervista a Alberto

Perché hai deciso di fare l’insegnante? Il caso o la volontà?

Una volta qualcuno ha detto che le cose possono succedere quando la passione incontra una possibilità di esprimersi, ed io sono d’accordo. 

Quando ero piccolo, dicevo sempre che volevo fare l’insegnante di Italiano (anche se in quel momento non immaginavo che avrei insegnato agli stranieri). Ho da sempre una passione per l’insegnamento, così, quando nel Marzo del 2008 ho letto l’annuncio di una scuola di italiano per stranieri che cercava un insegnante, ho colto subito l’occasione. 

Amo il mio lavoro e trovo che il mio background di Psicologia mi aiuti moltissimo nel farlo al meglio possibile! 

L’insegnante è un personaggio pubblico, quindi è geloso della propria vita privata. Ma puoi raccontarci qualcosa…di inatteso, di divertente, di interessante? Promettiamo di non dirlo a nessuno…

In generale, credo di avere un animo artistico da sempre non completamente espresso. Amo la musica (suono la chitarra e un po’ di pianoforte e ho studiato canto), mi piace molto scrivere (il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro), mi piacciono tutte le cose creative (soprattutto cucinare, disegnare e scattare fotografie) e – ma questo non è un mistero per i miei studenti! – mi piacciono molto il fitness e lo sport. 

L’insegnante è un personaggio sempre in vista: qual è il tuo outfit preferito?

In generale, vesto molto casual (un paio di jeans e un maglione), ma dipende dai giorni. Qualche volta, mi piace vestirmi un po’ più elegante e indosso abiti e colori più ricercati. Tuttavia, se venite a scuola a cercarmi, molto probabilmente mi troverete con i miei jeans e il mio maglione preferito. 

La domanda con l’imperfetto: com’eri da piccolo?

Di certo ero un bambino molto tranquillo. Mi piaceva molto leggere, disegnare e giocare con il Lego. Ero un bambino timido, silenzioso e un grande osservatore. Avevo (ed ho!) una grande immaginazione e cercavo già di esprimere la mia creatività disegnando storie ed inventando personaggi. Adoravo ascoltare e leggere le favole (le mie preferite erano quelle russe) e già da piccolo amavo moltissimo la musica: ascoltavo Michael Jackson e Madonna già quando avevo 5 o 6 anni! 

La domanda con il condizionale: cosa faresti con un milione di euro?

Prima di tutto, comprerei una casa con il giardino immersa nella campagna toscana. In questa casa, avrei un bellissimo studio che riempirei di libri, arte moderna e musica. Mi piace la vita tranquilla, ma credo anche che viaggerei molto e visiterei posti in cui non sono mai stato. Infine, sicuramente risparmierei un po’ di quei soldi dopo averne dati un po’ alla mia famiglia. 

La domanda con il verbo piacere: cosa ti piace del tuo lavoro?

Mi piace molto conoscere culture diverse ma, soprattutto, amo stare con le persone e adoro la compagnia degli studenti e ascoltare i racconti dei loro paesi, delle loro abitudini e di quello che non conosco delle loro tradizioni.
Insegnare è un lavoro che lascia un po’ di spazio alla creatività, che per me è molto importante. Inoltre, amo insegnare e trasmettere la passione per l’italianità e per la mia cultura. Infine, insegnare è per me molto divertente e ho scoperto così che, se si ha un lavoro che si ama, in realtà sembra di non lavorare mai!