Il mio stage a Scuola Toscana

Buongiorno a tutti sono una studentessa del liceo Alessandro Volta, un liceo linguistico vicino a Firenze, sono qua a Scuola Toscana per fare la mia prima esperienza di scuola-lavoro. Siamo ormai a fine di questa bellissima esperienza lavorativa; il mio stage è iniziato il 04-06-2018 e terminerà domani, 22-06-2018.

Dal primo momento che ho messo piede in questa scuola mi sono sentita accolta  e tutti già da subito mi hanno trattata benissimo; è una scuola fantastica, sono molto organizzati e le attvità sono tutte scelte con cura per dare il meglio ai loro studenti . Mi è piaciuto molto inquesta scuola che non solo si impara l’italiano ma si possono conoscere e visitare molte cose di Firenze. Grazie a questa esperienza io ho avuto l’opportunità di visitare musei,chiese,mostre,giardini che mai avevo visitato , pur abitando a 20 minuti di distanza. Mi è piaciuto molto parlare con gli studenti e conoscere le diverse tradizioni di ognuno di loro .

Mi è servita molto questa esperienza per conoscere ed osservare il mondo del lavoro. Tutti i giorni ho fatto cose nuove e diverse , infatti ringrazio soprattutto i direttori che mi hanno dato questa bellissma opportunità.  è una scuola molto accogliente e valida , si respira sempre un’aria di tranquillità e serenità ; la consiglio tutte le persone straniere che hanno la voglia e la possibilità di imparare l’italiano.

Tanti Saluti alla Scuola Toscana

Diletta

 

 

 

 

Attività della Scuola Toscana dal 18.06.2018 al 23.06.2018

18.06.2018:  Giro di Orientamento, con , alle ore 16.00 davanti al portone della Scuola Toscana

19.06.2018:  visita al Palazzo Vecchio in notturna, con Caterina, alle ore 19.00 davanti al portone della Scuola Toscana

20.06.2018:  visita all`Artigiano del commesso fiorentino, con Silvia, alle ore 16.00 davanti al portone della Scuola Toscana

21.06.2018:  Andiamo sul “Barcchino”, con Mariella, alle ore 16.30 davanti al portone della Scuola Toscana

23.06.2018:  Visita a Siena, con Caterina, alle ore 8.30 davanti alla SITA in via Santa Caterina da Siena

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Cappella Brancacci: apertura straordinaria per la nuova Piazza del Carmine

Sabato 16 giugno in occasione dell’inaugurazione della ‘nuova’ piazza del Carmine, una festa per tutta la città con la Cappella Brancacci gratuita e musica col Maggio musicale fiorentino.

La cappella Brancacci, dove sono visibili i meravigliosi affreschi di Masaccio e Masolino, sarà straordinariamente aperta dalle 17 alle 23, con ingresso gratuito (prenotazione obbligatoria).

Nel 1268 un gruppo di frati giunti da Pisa fonda a Firenze la chiesa della beata Vergine del Carmelo. I lavori di costruzione vengono portati avanti con il contributo del Comune e delle più facoltose famiglie fiorentine e si protraggono anche oltre la data della consacrazione (1422), terminando soltanto nel 1475. La facciata della chiesa resta incompiuta; ancora oggi si presenta con un grezzo paramento in pietrame e laterizio.

Fra il Tre e il Quattrocento si moltiplicano gli interventi di decorazione dei nuovi locali, come attestano gli affreschi ancora presenti o staccati. Cresce nel frattempo l’importanza del convento, presso i cui ambienti si insediano varie compagnie laicali. Nel XIV secolo esso diventa Studium Generale, ovvero Università con facoltà di conferire i gradi accademici, e dà l’abito a Sant’Andrea Corsini (1301-1374).
La cappella Brancacci, situata all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze rappresenta uno degli esempi più elevati di pittura del Rinascimento (1424-1428). Essa è frutto della collaborazione di due dei più grandi artisti dell’epoca, Masaccio e Masolino da Panicale, ai quali deve aggiungersi la mano di Filippino Lippi, chiamato a completare l’opera circa cinquant’anni dopo.
Un terribile incendio scoppiato nel 1771 provoca la distruzione degli interni della chiesa e la perdita di larga parte dei suoi arredi. Ne sono risparmiate l’antica Sagrestia , la Cappella Brancacci e la Cappella Corsini (1675-1683), raro e pregevole esempio di barocco romano a Firenze.

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Attività della Scuola Toscana dal 11.06.2018 al 16.06.2018

11.06.2018:  Visita nel quartiere “Oltrarno”, con Silvia, alle ore 16.00 davanti al Portone della Scuola Toscana

13.06.2018:  Giro dei segreti in notturna, con Caterina, alle ore 20.00 davanti al Portone della Scuola Toscana

14.06.2018:  visita al museo degli Innocenti, con Maria, alle ore 16.00 alla Scuola Toscana

15.06.2018:  Facciamo insieme un Dolce, con Caterina, alle ore 16.00 alla Scuola Toscana

16.06.2018: Gita a Lucca, con Silvia, alle ore 8.15 alla Stazione centrale Santa Maria Novella (SMN)

Buon divertimento alla scuola Toscana!!!

Santa Croce

 

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Organi a Firenze

Basilica della Santissima Annunziata

Dentro la chiesa è conservato il secondo organo più antico di tutta Italia, dopo quello della Basilica di San Petronio a Bologna. L’Annunziata, come comunemente viene chiamata la Basilica, e la musica hanno un legame profondo e antico. Fatto di organi costruiti, amati e poi ricostruiti. Un tempo  gli organi venivano rifatti e ampliati mantenendo spesso gli stessi materiali. Oppure venivano venduti per usare il ricavato per crearne uno ancora più bello. Ci sono ben 6 organi dentro la chiesa, tutti funzionanti, tranne uno. Ma del più antico, del primo ad essere costruito nella Basilica non si sa neppure dove si trovasse. Nacque 50 anni dopo la fondazione della chiesa, nel 1299.

L’organo in corno epistole, nella navata a destra dell’altare è il gioiello più antico di Domenico Di Lorenzo da Lucca. Cominciarono a costruirlo nel 1509 e fu terminato nel 1523. Un organo a trasmissione meccanica, che continua a risuonare nella Basilica tutte le domeniche alla messa delle 21. Per suonarlo bisogna salire su una ripidissima scala a chiocciola che porta alla cella organaria dove si trovano ancora i mantici per dare aria all’organo, oggi però sostituiti da un elettro ventilatore. Nel 1600 venne costruita da Cosimo Ravani una copia esatta di quest’organo, proprio di fronte, in corno evangelico, ovvero nella navata sinistra.  I frati erano rimasti talmente tanto contenti che l’anno seguente fecero costruire un altro organo nel coro, pensato per accompagnare i frati e l’orchestra.

Durante l’alluvione del 1966 l”acqua arrivò a coprire quasi tutto l’organo, in seguito la consolle venne spostata nell’altare e la cappella musicale non riprese mai più la sua attività. Il quarto organo è quello della cappella della Santissima Annunziata. A vederlo sembra piccolo ma è incredibilmente potente, fatto di 517 canne concentrate in un metro quadro. Venne costruito da Matteo da Prato nel 1453 e ricostruito da Onofrio Zafferini 100 anni dopo. Quello che troviamo nella chiesa è però la versione ricostruita dai fratelli Paoli di Prato nell’Ottocento. Ci sono poi gli organi positivi della chiesa, quelli “mobili” che possono essere spostati da una parte all’altra. Uno più moderno da Ciabatti nel 2002, sempre sullo stile di quelli del ‘500-‘600. E poi l’ultimo degli organi  che risale al 1701, si trova nella cornice della cappella di San Luca, fra gli affreschi del Bronzino, Pontormo e Vasari.

Con la Scuola Toscana di Firenze, organizziamo quasi tutti i giorni una visita. Firenze non è sola la culla del Rinascimento… scoprilo con noi!!

L’organo della Basilica di Santa Croce 
Le canne più alte superano 9 metri. Mentre quelle più piccole sono di appena qualche centimetro. L’organo della Basilica di Santa Croce è uno dei più grandi di tutta Europa. Basta alzare gli occhi su entrambe le navate per scorgere fra dipinti le cantorie, perfettamente simmetriche. La «consolle» si trova di solito dietro il coro, ma per far spazio ai lavori di restauro in corso è stata spostata sull’altare.

La Basilica Santa Croce con le tombe di Michelangelo, Galileo Galilei, Rossini e tanti altri viene visitata regolarmente con la Scuola Toscana.

La storia di quest’organo è lunga secoli. Venne realizzato dal famoso organaro toscano Onofrio Zeffirini intorno al 1575-80. La chiesa è cambiata, venne costruito l’alto campanile, ma l’organo è rimasto sempre lo stesso. Almeno fino agli anni ’20 quando si iniziò a pensare a un nuovo organo, grazie a una generosa donazione della Cassa di Risparmio di Firenze.

Così nel 1929 venne demolito l’organo antico: Rispetando comunque un vincolo che prevedeva una conservazione storica dell’organo antico  in modo che si sentisse nel suono. E in effetti il nuovo organo è più debole delle sue potenzialità, in modo da non coprire i vecchi timbri. Quando venne realizzato, dalla ditta Tamburini, era forse il più grande organo di tutta Europa con quattro tastiere, una pedaliera e 18 registri ancia. La consolle venne realizzata invece con legni scuri e era posizionata appena sotto l’altare sul lato destro. Quando arrivò l’alluvione del ’66 la forza dell’acqua e del fango trasportò la consolle addirittura fuori dalla chiesa, per fortuna le canne dell’organo sono rimaste intatte. Così la consolle si è stata ricostruita e spostata dietro l’altare. I segni del tempo si conservano nei “dietro le quinte” dell’organo. Delle ripide scale a chiocciola portano alle canne dell’organo, passando sopra le cappelle. Ogni lavoro di ristrutturazione è scandito da incisioni di date («1879», «1961»)

L’organo della chiesa di San Firenze
L’antico «re degli strumenti» della chiesa di San Firenze era incastrato in una struttura in legno nella cantoria con la balconata almeno qualche metro più sporgente di quella attuale di cui sono rimaste soltanto delle decorazioni lignee ed alcune assi.

Il primo organo di cui si ha notizia, fu acquistato a Bologna nel 1650 per la somma di 200 scudi dal Antonio Colonna. Intorno al 1730 venne collocato nell’apposito vano al centro della facciata interna un nuovo organo costruito dai celebri fratelli Tronci di Pistoia. Nel 1777 Filippo Tronci lo restaurò, rinnovandone la manticeria e portando in avanti tutto il corpo sonoro. Agli inizi dell’Ottocento lo strumento si trovava ormai in cattive condizioni e per questo motivo fu deciso di sostituirlo con uno nuovo.

La costruzione del nuovo organo fu affidata ad un altro celebre organaro Michelangelo Paoli di Campi Bisenzio. Nel nuovo strumento, di 14 piedi e con 62 tasti, venne incorporato parte del materiale fonico dell’organo Tronci, pregevole per la materia (stagno); esso fu inaugurato nella festa di San Filippo di quell’anno (26 maggio 1828). Durante i lavori di pulitura e restauro della chiesa, dopo l’alluvione, le Belle Arti del Comune di Firenze decisero di rimettere in luce l’elegante architettura del Fortini (l’architetto che dal 1715 rinnovò la chiesa secondo il gusto barocco), togliendo la cassa ottocentesca e collocando l’organo nel suo antico vano. Parve questa un’ottima occasione per rivedere lo strumento e riportarlo alla sua fisionomia originaria con un opportuno restauro.

Il delicato compito venne affidato e condotto dalla ditta organaria Tamburini di Crema. Il concerto d’inaugurazione dell’antico organo restaurato fu tenuto sabato 1 Dicembre 1973 dal Maestro Alessandro Esposito, organista di fama internazionale e docente d’organo al Conservatorio «Luigi Cherubini» di Firenze. Il pregio dell’organo di San Firenze è dato dal materiale usato (stagno e legno), sia dai Tronci come dai Paoli, dalla bravura dei rinomati costruttori come pure dalla nuova distribuzione fonica delle voci su due tastiere. Questa modifica ha consentito effetti di colore e fu consigliata dai maestri Alessandro Esposito e Mons. Luigi Sessa (organista e maestro di Cappella del Duomo di Firenze) che, stando in stretto contatto con l’organaro Tamburini, ne seguirono scrupolosamente il restauro.

Il Grand’organo, ovvero la seconda tastiera, è costituito dall’intero antico strumento; si compone di 62 tasti con la prima ottava scavezza. Dolcissimi sono i registri di fondo (principali e flauti) brillante il ripieno con le sue file separate, pastosi i registri ad ancia, incisivi i registri di mutazione (cornetti) e molto morbida la voce umana. Il pedale ha un solo registro, il contrabbasso, ma sufficiente a reggere tutto l’edificio sonoro. Perfettamente amalgamato al Grand’organo è il nuovo corpo di 58 tasti, il Positivo tergale (perché collocato alle spalle dell’organista), questo può dirsi anche organo-eco in contrapposizione al Grand’organo con il quale dialoga. Lo strumento ha in tutto 26 registri reali con 1346 canne e si presta soprattutto per esecuzioni di musica prevalentemente classica».

Chiesa di Santa Maria de’ Ricci L’organo dalle 2500 canne

Nel 1988 venne portato nella chiesa anche un piccolo organo portatile, che risale al 1700

Ha ben 2500 canne e 42 registri. L’organo della chiesa di Santa Maria de’ Ricci, in via del Corso, è uno dei più grandi e maestosi della città. E anche uno dei più suonati: Ogni giorno viene suonato nel pomeriggio. Prima che venisse messo il divieto di concerti a pagamento erano tante anche le iniziative concertistiche. Ora la musica invita ad entrare in chiesa molti turisti.

Nel 1988 l’organo venne ampliato, mantenendo le vecchie canne. Il risultato è oggi visibile dentro la chiesa. La consolle si trova accanto all’altare, mentre il Grand’organo è nella tribuna. Successivamente l’organo si è ingrandito ancora, fino all’installazione delle ultime grandi canne, che sporgono dalla tribuna. Il suono è pieno e ben distribuito in tutta la chiesa.

Non finisce qui. La chiesa di Santa Maria de’ Ricci ha anche un altro gioiello. Un piccolo organo «portatile» del 1700 che venne portato in via del Corso nel 1988. Ora si trova accanto all’altare, ancora funzionante.

Basilica di San Miniato L’organo e l’era dei grandi concerti

Qui ha suonato Tagliavini, Duprè. Erano tempi in cui i concerti d’organo andavano quasi di moda.

Quasi cinquanta registri. E un funzionamento meccanico unico. L’organo della Basilica di San Miniato ha ospitato i più grandi maestri organari. Ancora oggi ha un suono inimitabile. Che porta la firma della ditta Tamburini, ma soprattutto del maestro Tagliavini che ha seguito con passione la sua creazione. Ed è stato il primo a suonarlo in concerto.

L’attuale organo nella Basilica è stato realizzato negli anni ’70, prima di lui ne esisteva un altro più piccolo elettrico, di circa 15-20 registri: Sappiamo poco di questo strumento . Il dilemma era: realizzare un nuovo organo elettrico o meccanico? Il maestro Tagliavini venne dalla Svizzera, dove insegnava, e rimase qui una settimana per studiare, confrontare ditte e usare la sua esperienza per dare un consiglio.

E alla fine venne scelto proprio l’organo meccanico. Questo tipo di strumenti hanno il grande pregio della sobrietà  e dell’equilibrio fra i registri. Nel 1978 fu fatto il collaudo poi dopo un anno, e vari ritocchi, ci fu l’inaugurazione vera e propria con un concerto di Tagliavini. Cominciò così una grande stagione di concerti.

Santa Felicita Gli organi che si guardano

Due strumenti unici che arricchiscono la chiesa di Santa Felicita. Sono antichi entrambi ed entrambi hanno una lunga storia.

I due organi si guardano, uno in cornu Epistolae e l’altro in cornu Evangelii. Due strumenti unici che arricchiscono la chiesa di Santa Felicita. Sono antichi entrambi ed entrambi hanno una lunga storia. Che viene ricostruita proprio grazie a un altro tesoro della chiesa, il suo archivio storico parrocchiale. Partiamo dall’organo in cornu Evangelii, un organo del Cinquecento che da sempre faceva parte della Reale Chiesa.

Santa Felicita è infatti dal 1550 la parrocchia di corte. Prima dell’attuale strumento esisteva un più antico organo, che fu ordinato all’organaro Giovanni Battista da Cortona nel 1582, dalla Madre Sagrestana del monastero, suor Domitilla Salvetti. Gli antichi documenti ci raccontano che costò 514 scudi, lire 4, soldi 1 e denari 4, compresa la cassa con gli intagli dorati ed altri accessori. L’organaro che fu allievo di Onofrio Zeffirini e infatti nella costruzione dell’organo di Santa Felicita si possono riscontrare le caratteristiche tipiche del maestro. Quando nella seconda metà del 1700 la chiesa fu ampliata dall’architetto Ferdinando Ruggeri, l’organo venne smontato e conservato, per poi essere rimontato nella nuova cella. Fu allora che si pensò di aggiungere alcuni registri ad ancia e labiali. Ma l’organo antico rimase integro in ogni sua parte. L’organo in cornu Epistolae nasce invece nella chiesa di San Giorgio alla Costa, annesso alla monastero benedettino vallombrosano. Fu costruito dal maestro organaro Onofrio Zeffirini e servì proprio l’ordine vallombrosano.

E’ databile a prima del 1572 e veniva usato dalle monache di clausura: La sua tastiera non è infatti visibile dalla chiesa, nel rispetto della non visibilità della religiosa di clausura che suonava. Fra le monache, questo strumento fu suonato anche dalla monaca Maria Celeste, al secolo Virginia Galilei, proprio la figlia di Galileo Galilei che abitò un periodo in Costa San Giorgio.

San Lorenzo scrigno di organi

Nella Basilica di San Lorenzo si trovano tre magnifici strumenti :  Il più antico risale al 1500, mentre quello più recente ai primi del ‘900. Sono frutto di restauri che si sono succeduti nei decenni. E ancora oggi perfettamente funzionanti.

Partiamo proprio dall’organo del volterrano Benedetto Vantaggini, che si trova nella Cantoria di Donatello. La paternità dell’organo rimane ipotetica poiché attribuita soltanto a fronte di un pagamento fatto allo stesso Vantaggini per i lavori all’organo. La sua parte fonica è databile al 1502 e successivamente viene ampliato e modificato da Antonio e Filippo Tronci nel 1773. Fino alla fine del ‘700 era l’unico strumento della Basilica. Intorno alla fine dell”800 ha subito numerosi cambiamenti che a metà del ‘900 lo hanno reso praticamente inutilizzabile. Proprio quelle modifiche che dovevano migliorarlo, hanno finito per indirizzarlo verso l’abbandono. Tanto che fu spostato nella parete di fondo della cantoria, rendendolo non più visibile. Oggi è tornato al suo vecchio splendore .L’intervento è stato affidato all’organaro Riccardo Lorenzini di Montemurlo, che ha costruito una nuova tastiera di bosso ed ebano ed una nuova pedaliera di noce.

Il maestoso organo di Giacomo Serassi di Bergamo si trova invece in alto nell’abside. A vederlo dalla navata non si riesce a intuire la sua grandezza. E’ uno strumento sontuoso e imponente con tre tastiere di settanta tasti ciascuna, una pedaliera dritta e ben 64 registri. Venne realizzato nel 1864-65 e ha una consolle con intagli finissimi e molto ornati.  Il più recente dei tre organi della Basilica di San Lorenzo è quello che si trova dietro l’altare, con due consolle: una posizionata accanto alle canne e l’altra alla destra dell’altare, creato di una recente integrazione pensata per le esigenze liturgiche, ma anche in previsione di un uso concertistico. A collegare la consolle staccata alle canne è un apposito cavo elettrico.

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